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Movimento per la vita "invita" la piccola Alice alla messa. Esposto alla procura
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Documento 
3 maggio 2007 0:00
 

PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO

IL TRIBUNALE DI FIRENZE

 

ESPOSTO

 

La sottoscritta Donatella Poretti, nata ad Arezzo il 14 febbraio 1968, residente in Firenze, Via Melchiorre Gioia n.10, in proprio e in nome e per conto della figlia Alice Poretti, nata a Firenze il 15 marzo 2006, in qualita' di esercente la potesta' genitoriale ed in sua rappresentanza legale, rappresentata e difesa dall' Avv. Claudia Moretti del foro di Firenze, domiciliata presso la mia residenza, espone:

1. In data 28 gennaio scorso ho ricevuto al mio indirizzo presso la mia abitazione una lettera (doc.1) indirizzata "Al bambino/a Alice Poretti" con la quale il mittente "Movimento per la Vita" (con sede in Firenze, Via San Remigio 4), invitava mia figlia, la sottoscritta e il mio compagno, a partecipare alla "Giornata per la Vita", consistente nella celebrazione di una Messa celebrata dal Cardinale per domenica 4 febbraio prossimo alla Chiesa SS Annunziata in Firenze.

2. Ne' Alice, ne' la sottoscritta, ne' amici o parenti possono aver in alcun modo fornito al Movimento per la Vita alcuna autorizzazione e liberatoria, ne' scritta ne' orale, ne' implicita ne' esplicita, per l'utilizzo dei propri dati personali, quali data di nascita, indirizzo anagrafico o quant'altro al mittente di questa missiva.

3. La lettera consiste chiaramente in un prestampato indirizzato ai neonati del 2006, come si evince dall'intestazione "Bambino/a" e "Carissimo/a", il che' presuppone che il mittente abbia avuto e conservi tutt'ora una banca dati contententi indirizzi anagrafici, date di nascita di questi soggetti.

3. A richiesta della sottoscritta, gli operatori non hanno saputo rispondere come gli stessi fossero entrati in possesso dell'esistenza, della data di nascita e dell'indirizzo anagrafico di mia figlia Alice, ma hanno ammesso di possedere un indirizzario indistinto e generale dei nati del 2006 dal quale hanno attinto per l'invio della lettera in questione. Hanno aggiunto che lo hanno avuto confidenzialmente e amichevolmente, senza rivelane pero' la fonte.

4. La normativa sulla privacy (legge 196 del 2003 e successive modificazioni) detta regole ben precise sulle modalita' di creazione, conservazione, trattamento e utilizzo delle banche dati contenenti dati personali quali quelli in oggetto, che nel caso di specie sono state evidentemente e patentemente disattese. Cio' indipendentemente da chi ha fornito, del tutto illegittimamente, i dati stessi. Non vi e' infatti dubbio che :

-         si applica al caso concreto la normativa citata secondo quando previsto nell'ambito d'applicazione di cui all' art. 5 della legge: " 1. Il presente codice disciplina il trattamento di dati personali, anche detenuti all'estero, effettuato da chiunque è stabilito nel territorio dello Stato o in un luogo comunque soggetto alla sovranità dello Stato.... 3. Il trattamento di dati personali effettuato da persone fisiche per fini esclusivamente personali è soggetto all'applicazione del presente codice solo se i dati sono destinati ad una comunicazione sistematica o alla diffusione. Si applicano in ogni caso le disposizioni in tema di responsabilità e di sicurezza dei dati di cui agli articoli 15 e 31."

-         Non fornendo risposta su quanto da me richiesto in presenza di testimoni, in merito alla fonte dei dati personali di mia figlia, si e' inoltre violato l'art. 7 della normativa citata, che cosi' recita: "1. L'interessato ha diritto di ottenere la conferma dell'esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile. 2. L'interessato ha diritto di ottenere l'indicazione: a) dell'origine dei dati personali;............"

-         E' stata omessa del tutto l'informativa prevista dall'art. 13 della normativa citata, che recita fra l'altro: "1. L'interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali sono previamente informati oralmente o per iscritto circa: a) le finalità e le modalità del trattamento cui sono destinati i dati; b) la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati; c) le conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere; d) i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di responsabili o incaricati, e l'ambito di diffusione dei dati medesimi; e) i diritti di cui all'articolo 7; f) gli estremi identificativi del titolare e, se designati, del rappresentante nel territorio dello Stato ai sensi dell'articolo 5 e del responsabile. Quando il titolare ha designato più responsabili è indicato almeno uno di essi, indicando il sito della rete di comunicazione o le modalità attraverso le quali è conoscibile in modo agevole l'elenco aggiornato dei responsabili. Quando è stato designato un responsabile per il riscontro all'interessato in caso di esercizio dei diritti di cui all'articolo 7, è indicato tale responsabile. ...."

-         Altrettanto risulta violato l'art. 23, posto che ne' Alice ne' la sottoscritta per conto della stessa ha mai sottoscritto alcun consenso "informato" al trattamento dei dati personali: "1. Il trattamento di dati personali da parte di privati o di enti pubblici economici è ammesso solo con il consenso espresso dell'interessato. 2. Il consenso può riguardare l'intero trattamento ovvero una o più operazioni dello stesso. 3. Il consenso è validamente prestato solo se è espresso liberamente e specificamente in riferimento ad un trattamento chiaramente individuato, se è documentato per iscritto, e se sono state rese all'interessato le informazioni di cui all'articolo 13....".

Alle violazioni elencate corrispondono le relative sanzioni amministrative e penali previste dalla legge 196/2003, in particolare:

-         l'art. 161 Omessa o inidonea informativa, secondo cui "la violazione delle disposizioni di cui all'articolo 13 è punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da tremila euro a diciottomila euro";

-         l' art. 167 Trattamento illecito di dati, che sanziona penalmente chi, privato o pubblico, viola la presente normativa per trarre profitto per se' o per altri o recare ad altri un danno: "1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli articoli 18, 19, 23, 123, 126 e 130, ovvero in applicazione dell'articolo 129, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da sei a diciotto mesi o, se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione, con la reclusione da sei a ventiquattro mesi. 2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli articoli 17, 20, 21, 22, commi 8 e 11, 25, 26, 27 e 45, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da uno a tre anni.

5. Per la generaltita' e indistinzione dell'indirizzario in cui e' contenuto quello di mia figlia Alice non puo' non sospettarsi quale fonte diretta del medesimo la Pubblica amministrazione, sia l'istituzione Comunale, Ufficio Anagrafe, sia la struttura sanitaria ove mia figlia e' nata ed iscritta, l'Azienda Sanitaria di Firenze. Queste due amministrazioni costituiscono infatti, stante la giovane eta' della bimba, le uniche che hanno "registrato" la sua presenza ed i suoi dati personali.

6. Questa circostanza, se confermata, costituirebbe fonte di responsabilita' penale nei confronti di quei pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che abbiano in tal senso proceduto, profilandosi a loro carico, oltre alle violazioni su citate, anche la violazione delle norme sul diritto di accesso agli atti amministrativi e, contestualmente, il reato di abuso d'atti d'ufficio previsto e punito all'art. 323 codice penale.

 7. Quest'ultima norma infatti, punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sè o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto.

8. Non vi sono dubbi che la legge 241 del 1990 art. 22 e seguenti, che disciplina l'accesso agli atti del procedimento amministrativo sarebbe stata violata. Essa prevede, infatti, la possibilita' di accedere solo ai soggetti "interessati", definiti dalla lettera b) del medesimo articolo come "tutti i soggetti privati, compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale e' chiesto l'accesso". E' chiaro che non esiste alcuna posizione giuridicamente protetta (come ad esempio la rivendicazione di un diritto) del Movimento per la Vita da far valere con o nei confronti di Alice Poretti, cosi' come nei confronti degli altri neonati del 2006!

9. Tutto quanto esposto ha cagionato e cagiona un danno derivante dalla violazione del proprio diritto alla riservatezza della minore Alice Poretti, che, in quanto diritto della personalita' e' assimilato, in termini di protezione giuridica, ai diritti costituzionalmente garantiti, in re ipsa, e risarcibile in forma equitativa.

Per questo motivo chiedo che la magistratura inquirente adita indaghi sui fatti qui narrati e documentati, mi riservo di costituirmi parte civile in nome e per conto di mia figlia nell'eventuale procedimento penale a cui il presente esposto dara' origine. Chiedo altresi' di essere avvertita in caso di archiviazione.

Firenze 29.01.2007

 

Avv. Claudia Moretti                                                  Donatella Poretti

 

 

Nomina a difensore di parte offesa

La sottoscritta Donatella Poretti, nata ad Arezzo il 14 febbraio 1968, residente in Firenze, Via Melchiorre Gioia n.10, in nome e per conto e in rappresentanza legale della figlia minorenne Alice Poretti, nata a Firenze il 15 marzo 2006, nomino quale difensore di parte offesa l'Avv. Claudia Moretti del foro di Firenze, con studio in Firenze, Borgo Pinti 75/r, conferendole ogni piu' ampia facolta' di legge, compreso il deposito del presente esposto alla Procura della Repubblica di Firenze. Eleggo domicilio presso la mia residenza anagrafica in Firenze, Via Melchiorre Gioia 10.

                                                                                 

                                                                       Donatella Poretti

 

                                   e' autentica

                                                           Avv. Claudia Moretti

 
 
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