lucillafiaccola1796
06 aprile 2016 12:13
io sto facendo una ricerca che mi ha fatto venire ilmal di testa...su come accannare enel e/o acea e farmi un bell'impianto di pannelli solari portatili da balcone-ne esistono anche tipo fiorera- e consorziarmi con altre persone nel vicinato per produrre e scambiarci energia elettrica autoprodotta come fanno in Germania e negli SU: Poi mi comprerò duemila televisori di infimo ordine CHE TERRO' SEMPRE SPENTI pder non vedere magnacCIA e treccartari!
http://www.qualenergia.it/articoli/20160307-fotovoltaico-con-accumulo-germania-ora-lo-offrono-anche-le-utility
Alessandro Codegoni 24 marzo 2016
È chiaro ormai da almeno un paio d'anni che le grandi compagnie elettriche non possono più ignorare il nuovo "attore" che ha fatto irruzione nel sistema elettrico: la generazione distribuita dei prosumer, cioè i consumatori che sono anche produttori di energia, e in particolare il tandem fotovoltaico-sistemi di accumulo, che consente agli utenti di ridurre di netto i prelievi o ADDIRITTURA DI STACCARSI DALLA RETE.
Davanti a questo nuovo protagonista le utility hanno due alternative: cercare di contrastarlo, magari con attività di lobbying che portino a norme che penalizzino l'autoconsumo, oppure integrare la generazione distribuita nel proprio business model.
Il pacchetto fotovoltaico+ storage di E.On
In Germania sembra che le compagnie elettriche, facendo di necessità virtù, abbiano scelto la seconda strada. Nei giorni scorsi ad esempio la seconda utility del Paese, E.ON, ha annunciato che offrirà al pubblico un pacchetto fotovoltaico con storage per i clienti del residenziale e le piccole imprese.
Il programma partirà in fase sperimentale da aprile e se tutto andrà bene entrerà a regime da settembre. I kit saranno basti sui sistemi di FV+accumulo. MyReserve di Solarwatt e ancora non si sanno i dettagli economici della proposta di E.ON. I kit MyReserve attualmente sono in vendita con prezzi tra 7.000 e 9.000 euro a seconda della taglia, mentre la sola batteria da 4,4 kWh è offerta a 5.500 euro (profondità di scarica del 100%, efficienza del 93% e garanzia di 10 anni).Non si conosce ancora il produttore di batterie che verrà coinvolto nella partnership con E.On e Solarwatt: tra i probabili Samsung SDI e LG Chem.
Utility interessate allo storage
E.ON aveva mostrato il suo interesse per i sistemi d'accumulo già a dicembre, investendo in Greensmith, azienda statunitense leader nei software per l'energy storage. La compagnia tedesca è attiva con diversi progetti anche negli accumuli grid scale.
Anche un altro grande dell'energia tedesca, RWE, si sta muovendo nel mondo degli accumuli: ad agosto RWE Supply & Trading ha investito 30 milioni di dollari in Stem, start-up americana specializzata in accumuli lato utente.
Come abbiamo visto sono molti i business model che possono permettere ad un utility di gestire in modo profittevole sistemi di accumulo sia lato utente che lato rete, primo fra tutti quello basato sulla fornitura di servizi di regolazione di frequenza (QualEnergia.it, Energy storage a batterie, quali modelli di business?).
Concorrenti temibili
Insomma, le utility tedesche sembrano aver capito che se non saranno loro a cogliere le opportunità offerte dai sistemi d'accumulo, saranno altri a farlo. E, soprattutto, a loro discapito. Sono infatti diverse le iniziative di altri player che potenzialmente potrebbero rubare spazio alle compagnie elettriche.
Sonnen ad esempio ha lanciato un programma, SONNENCOMUNITY, CHE PERMETTE AGLI UTENTI CUI FORNISCE SISTEMI FV CON ACCUMULO, DI SCAMBIARSI ENERGIA FRA LORO SVINCOLANDOSI COSÌ DAI VENDITORI DI ENERGIA. Su business model simili si stanno muovendo molti altri tra cui Caterva, Fenecon, Senec-ES e Next Kraftwerke.
Redazione Qualenergia.it 07 marzo 2016
http://www.qualenergia.it/articoli/20160322-i-bitcoin-dell-energia-rinnovabile-e-la-rete-dei-piccoli-venditori-utenti
È un pensiero che sarà venuto in mente a tutti quelli che hanno un impianto fotovoltaico e che notano come gran parte della loro energia se ne vada nella rete: ma perché non posso venderla direttamente al mio vicino, nei cui elettrodomestici probabilmente i miei elettroni solari finiscono, dato che si dirigono verso il punto di assorbimento più vicino? Così ci guadagneremmo entrambi, anche aggiungendoci gli oneri di rete e di sistema: io prendendo più di quello che mi restituisce lo Scambio sul Posto e lui pagandola meno di quanto gliela fatturano le utility elettriche.
Le reti di quartiere di New York
Ma in Italia, com’è noto, la vendita diretta è anatema, stroncata da una serie di norme burocratiche e dall’ostilità di organismi regolatori e gestori di reti e contatori. Negli Usa e in Germania, grazie a un ambiente più aperto all’innovazione, si stanno invece sperimentando sistemi peer to peer, da utente a utente, mutuati da Internet, che permettono lo scambio diretto dell’energia rinnovabile.
Negli Stati Uniti l’idea la sta portando avanti la società Transactive Grid, che, approfittando di una rete di quartiere realizzata a New York dalla società LO3, sta mettendo in contatto produttori di energia fotovoltaica e potenziali consumatori.
Le reti di quartiere, che permettono di essere autonome o parzialmente autonome dalla rete cittadina, sono state incoraggiate a New York dopo l’uragano Sandy, che ha mostrato come queste unità di produzione e distribuzione dell’elettricità siano state le uniche sopravvissute al blackout generale.
Transactive ha scelto quella che collega gli utenti di President Street, a Brooklyn, e ha dotato una decina di loro di speciali contatori elettronici connessi in rete. Alcuni di questi utenti avevano impianti solari, altri erano interessati a comprare energia rinnovabile.
I contatori intelligenti distinguono fra l’energia utilizzata dal proprietario dei pannelli e quella immessa in rete e individuano i momenti in cui i potenziali consumatori stanno “succhiando” elettroni dalla rete.
I BitCoin dell'energia
Viene usato un sistema simile a quello impiegato per i BitCoin, la moneta di Internet, che prevede l’immediata registrazione criptata delle transazioni su più computer, per eliminare, tramite riscontri incrociati, le frodi, anche senza disporre di un’autorità centrale di controllo.
I kWh immessi in rete sono trasformati in “gettoni” ognuno corrispondente a un valore in dollari deciso dal venditore; questi gettoni vengono addebitati agli utenti che nello stesso momento della loro produzione stavano usando elettricità, e che hanno accettato quel livello di prezzo.
Così i venditori che si accontentano di meno hanno più possibilità di vedere acquistata la propria energia, che altrimenti finirà nella rete generale, venduta a un prezzo ordinario in genere più basso di quello ottenibile al dettaglio, anche considerando i Rec, una sorta di certificati verdi che incentivano nello Stato di New York la produzione da rinnovabili.
A LO3, proprietaria della microgrid, infine, va una quota del pagamento per l’uso dei fili che connettono produttori e clienti. «In questo modo si eliminano tutti gli intermediari», spiega John Lilic di Transactive Grid, «spuntando prezzi migliori, mentre l’energia rinnovabile viene subito acquistata nel suo punto di produzione da chi vuole consumare “verde”, premiando i produttori locali, invece che, magari, gestori di impianti eolici nel Midwest, che solo “virtualmente” riforniscono New York.»
LA SONNENCOMMUNITY IN GERMANIA
Simile nell’idea, ma molto più complessa e scalabile verso l’alto, è la SonnenCommunity, lanciata in Germania a fine 2015 dalla SONNEN GMBH, LA PIÙ GRANDE AZIENDA TEDESCA DI VENDITA DI SISTEMI DI ACCUMULO DOMESTICI. Secondo il suo AD Christoph Ostermann, la sonnenCommunity, che inizierà ad operare in primavera, diventerà in circa 10 anni più grande di utility tradizionali come il gigante E.On.
Il concetto è simile a quello delle centrali elettriche virtuali: gruppi di produttori a rinnovabili di diversi tipi che assicurano una fornitura programmabile, da vendere sulla Borsa elettrica. Ma qui ad essere inclusi sono anche consumatori che cercano energia rinnovabile “garantita” e che fanno della comunità la loro unica fornitrice.
E la scala non è un quartiere, ma l’intera Germania, mentre ai produttori fotovoltaici domestici, dotati di sistemi di accumulo, si affiancano anche impianti eolici e a biomasse, fra i 20 e i 500 kW, che permettono una produzione pressoché continua di elettricità.
Il funzionamento
Partecipare alla comunità costa 20 euro al mese (al posto del canone del normale fornitore), mentre un sistema di accumulo adatto a trasformare un normale impianto FV domestico, in un piccolo produttore per la comunità ha prezzi dai 3800 euro in su, grazie agli sconti per i soci.
Tutta l’energia immessa in rete dagli iscritti verrà subito venduta a quelli che la consumano, mentre un eventuale eccesso di produzione sarà accumulato nelle batterie, o, se non bastassero, contabilizzato come credito verso la rete. In seguito, quando le norme lo consentiranno, si prevede l’aggiunta di un nuovo attore al sistema: grandi impianti di accumulo centralizzati.
Il tutto è controllato dalla Sonnen con un complesso software, che, collegato all’elettronica di gestione di impianti e batterie degli utenti, stabilisce il dare e avere di tutti i soggetti, valuta la capacità del sistema di accumulo distribuito e stabilisce pagamenti e incassi.
Energia garantita e conveniente
«La produzione dei nostri affiliati, essendo così differenziata, dovrebbe essere sempre in grado di soddisfare la domanda, anche dopo lunghi periodi di maltempo. Comunque, se proprio non ce la facesse, possiamo acquistare energia rinnovabile in Borsa elettrica», spiega a QualEnergia.it Mathias Bloch, portavoce della sonnenCommunity.
L'energia della comunità Sonnen dovrebbe anche essere competitiva: «dovremmo riuscire a fornire elettricità a 0,23 euro/kWh, contro un prezzo medio in Germania per il residenziale di 0,28 Euro/kWh. Naturalmente i nostri clienti pagheranno tutte le addizionali per la rete e per gli incentivi che pesano sugli altri utenti, senza favoritismi. La differenza è che con il nostro sistema non ci sono intermediari fra produttore e consumatore, la Sonnen non guadagna sulle transazioni, tanto che riusciremo a garantire un surplus medio di 0,25 cent€/kWh ai nostri fornitori, rispetto al prezzo che spunterebbero vendendo alla rete», precisa Bloch.
Un nuovo modello energetico è già qui
Insomma, applicando alla rete elettrica le tecnologie che fanno funzionare quella di Internet, sembra sia diventato possibile disegnare un nuovo mondo energetico più sostenibile, in cui veramente ognuno diventi sia fornitore che consumatore di elettricità, aprendo nuove opportunità di innovazione, di impresa e di lavoro, che superano completamente il concetto di “centrale elettrica”.
Le tecnologie ormai sono mature, ma ovviamente si possono sviluppare solo se il terreno politico, sociale e burocratico è pronto a riceverle, restando sordo ai lamenti e alle richieste di innestare la retromarcia che vengono dai dinosauri della produzione energetica centralizzata.
Cosa che, purtroppo, non sembra accadere in Italia, Paese che ha speso e spende enormi quantità di denaro per la costruzione del suo sistema a rinnovabili, ma che, ora che ce l’ha, sembra incapace di approfittarne per entrare a far parte del gruppo di quelli che progettano il futuro, invece di continuare a subirlo solamente.
Chi l'ha DURA la vince!