Commenti
Prima volta? Registrati in un minuto
XENOFILO 14 febbraio 2010 11:23
Probabilmente l'avvio di procedimento di rigetto fa riferimento al requisito del termine, cioè quando era stata presentata la domanda i coniugi erano sposati da almeno sei mesi, ma non da almeno due anni. Il ministero dell'interno, con circolare, ha precisato che le domande in corso di trattazione, soprattutto quelle per matrimonio, e per le quali non siano trascorsi due anni di istruttoria e che non hanno maturato il nuovo requisito del termine, devono essere rigettate.
Si tratta del noto principio tempus regit actum, per cui deve applicarsi la legge del tempo in cui l'atto amministrativo è emesso. Quindi nel caso in esame l'atto, cioè il decreto di cittadinanza, dovrebbe essere emesso secondo la legge del tempo in vigore in quel momento.
La valutazione del "momento" dovrebbe, secondo l'orientamento ministeriale, tener conto del fatto che la domanda era stata presentata con un termine che, secondo la nuova legge, non era maturato.
Questo, purtroppo, dice anche una certa giurisprudenza di legittimità come principio del diritto ammiistrativo. Ritengo che il Ministero ha applicato un principio forse giusto in teoria, ma poteva anche evitare di avvalersene. Insomma una carognata di cui si poteva anche fare a meno. Il ricorso avrebbe poche probabilità di essere vinto. Poi ci sono i costi. Se il termine è maturato, o maturerà a breve (due anni, o uno se è nata prole), conviene ripresentare la domanda.
⚠ segnala contenuto inappropriato